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Musica malata

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Con la sua Rocketta Booking, Paolo Mei ha organizzato centinaia di concerti in tutto il meridione, portando in tour tanto artisti italiani (...A Toys Orchestra, Bandabardò, Bud Spencer Blues Explosion, Paolo Benvegnù, etc.) quanto stranieri.
Un lavoro costante negli anni, attento all'underground e a tutto ciò che di buono si muove nel sottobosco musicale. Un lavoro, però, non privo di difficoltà, specie al Sud del Paese. A seguito della "lista" con cui Umberto Palazzo ha fatto i conti in tasca alle band italiane e la testimonianza diretta dei "proletari" Long Hair In Three Stages, chiudiamo questo cerchio virtuale toccando l'argomento anche con chi per mestiere organizza concerti in giro per l'Italia.

Umberto Palazzo ha diviso il cachet del rock italiano in due fasce: una prima da 3.500 e 15.000 euro e l'altra da 1000 a 3.500 euro. Confermi che sono queste le cifre per portare in giro le band?
Più o meno sì. Si tratta poi di cachet che subiscono alcune modifiche quando condizionati da complicazioni geografiche. Per un club o promoter siciliano, ad esempio, diventa tutto più complicato, poiché i 3.500 euro o i 1.000 euro non sono più tali nel momento in cui ci sono voli aerei da pagare (ed in tal caso, anche di noleggio backline).

Gli artisti si lamentano sempre più spesso dei cachet esigui che gli vengono accordati. Chi fa la vostra attività come se la passa, invece?
Gli artisti lamentano i cachet, ma anche gli operai lamentano il proprio salario. La situazione non è buona per nessuno. Le agenzie e i promoter lavorano a percentuale. Pertanto, cachet basso per la band equivale a meno guadagno per gli addetti ai lavori.

Quali sono le tipologie di accordo più frequenti? Cachet "all inclusive" di spese di spostamento e vitto/alloggio? O il tutto va separato?
Il cachet è solitamente comprensivo di spese di spostamento, ma per i club del Sud il discorso cambia. In caso di data unica nel territorio occorre prevedere le spese di viaggio, solitamente in aereo. E pertanto alle spese di viaggio si aggiungono quelle del noleggio per il backline, a meno che non ci siano altri concerti in altre località del territorio. Vitto e alloggio sono sempre a parte.

Si sente dire spesso che il live sia ormai l'unica fonte di sostentamento per i gruppi italiani. Senti la percezione di un aumento dei concerti?
No. Il live è l'unica forma di sostentamento per i gruppi italiani nel senso che i dischi non si vendono più. E quei pochi che si vendono, si vendono ai concerti. Perché il live è una forma di sostentamento economico quando si parla di band il cui cachet è oltre i 2.000 euro. Non è uno standard assoluto, ma in buona parte dei casi è quella la soglia.

A proposito di questo, l'aumento di concerti non diminuisce il valore del concerto stesso? Molti live= meno evento?
Dipende dalla distanza geografica e temporale. Se una band si esibisce una volta a stagione nella stessa città è un ottimo compromesso per non "svalutare" l'evento.

Tu sei un promoter del sud, quali le principali problematiche?
Sicuramente la distanza. Come dicevo prima, oltre alle spese aggiuntive i problemi per il Sud non finiscono qui. Provo a fare un esempio pratico: un club a Bologna può contattare l'agenzia X e richiedere disponibilità e cachet per l'artista Y. L'agenzia espone cachet e disponibilità (nel caso in cui la location non è nota all'agenzia si chiedono informazioni in merito). Il club decide se definire o meno l'accordo e si stabilisce la data. La cosa è andata. Per un club in Sicilia il discorso è ben diverso. L'artista Y costa 2.000 euro? Bene, tra musicisti della band (ipotizziamo cinque), fonico e tour manager, il cachet non è più 2.000 euro, bensì almeno 3.000 euro. E sebbene il club sia disposto ad affrontare la spesa, non è detto che la band sia disponibile a far tappa secca in Sicilia. Non a caso, quello che faccio con Rocketta è proprio costituire un circuito tra locali per far sì che si uniscano più club, per ammortizzare le spese di viaggio. Ma non sempre ciò è realizzabile. E, di certo, si riduce la cernita delle band. Anche per via del fatto che molti dei nomi citati da Umberto (Palazzo, ndr) nel 90% del territorio siciliano hanno un potenziale decisamente inferiore a buona parte delle città del Centro e Centro Nord, a causa di un problema di inferiore cultura musicale e soprattutto "minore interesse per i live". Oltre al ben noto problema della carenza di spazi per determinati eventi. Nel mio caso specifico lavoro soprattutto con band "minori" (definite tali non in merito alla qualità, bensì alla nomea). Per più ragioni. Sono dell'idea che occorra ancora un grosso lavoro di educazione alla cultura della musica dal vivo. E occorre partire dal basso. Nei piccoli club. Con delle proposte artistiche di qualità e al contempo con costi più o meno accessibili per tutti. Far sì che più locali possano trovarsi nelle condizioni di proporre musica dal vivo inedita e di qualità. E poi anche perché mi appassiona la componente "talent scout". E' sempre una grande soddisfazione veder crescere di fama la band che hai fatto conoscere al pubblico siciliano nei piccoli club.

Promoter in Italia e all'estero, quali differenze secondo te? L'Italia è un paese per la musica?
Ci sono alcuni aspetti che non fanno invidiare altri paesi d'Europa. E' vero che in altri paesi c'è una cultura della musica dal vivo differente, ma è anche vero che in molte città, come in Germania, i locali non offrono alcun cachet: si suona "a cappello", a offerta da parte del pubblico. In molti locali londinesi addirittura si paga per poter suonare, poiché giocano sul fatto che se una band ha successo a Londra, di riflesso può trarne beneficio per il resto d'Europa. Così come negli U.S.A. i club (in ambito "indipendente") non offrono alloggio e i cachet sono bassissimi. I musicisti devono sperare che qualcuno del pubblico li ospiti, col rischio di dover dormire in furgone. In Italia, il 90% dei club (quelli preparati per far live che tali si possano definire) offrono anche l'alloggio. Ciò non significa ovviamente che l'Italia sia un paese per la musica. Perché a differenza di altri paesi siamo svantaggiati su tanti altri aspetti: SIAE, IVA e diversa attenzione da parte delle istituzioni nei confronti della musica.

Il web quanto ha cambiato il tuo lavoro?
Molto. Non potrei oggi immaginare di fare lo stesso lavoro nelle condizioni in cui lo si faceva anni fa, con telefono e fax. Sicuramente più dispendioso. Per non parlare poi del vantaggio che offre il web per scoprire band, ma anche per farle conoscere quando queste sono meno note. Ovviamente, ciò significa anche trovarsi invasi da una marea d'informazioni e materiale. Ma quando un prodotto è veramente valido la differenza si vede.

Qual è il tuo rapporto con gli artisti? Hai qualche brutta esperienza da raccontarci?
Il mio rapporto con gli artisti è ottimo. Molto umano. Sono molto attento alle difficoltà e quando ci sono "imprevisti di percorso" non dovuti a un mio calo d'attenzione sul lavoro o ad una mia "pecca" mi sento comunque vittima e responsabile allo stesso tempo, fino a rimetterci io in prima persona. Perché da musicista conosco bene le difficoltà. Su centinaia e centinaia di band con cui ho lavorato avrò avuto qualche esperienza meno piacevole in un paio di casi e non di più. Ma preferirei tenerli per me. E' una questione di rispetto nei confronti della musica e di chi la fa.

Un appello alle band: come dovrebbero comportarsi per favorire anche voi nel lavoro?
Offrire disponibilità, ma al contempo avere la consapevolezza del fatto che stiamo vivendo un periodo storico davvero difficile. In cui la musica dal vivo non gode di ottima salute. E non tanto per un disimpegno da parte dei locali. E' troppo facile dar la colpa ai locali. Ma alla base c'è una grossa responsabilità da parte dei giovani, del pubblico. Senza pubblico un locale non può permettersi determinati cachet. Soprattutto quando si accetta di dare 2 o 3 euro ad un parcheggiatore abusivo e non 3 o 5 euro per un concerto (che prevede spese come cachet, fonico, service, SIAE, cena e alloggio). Ma il pubblico è composto anche da musicisti. Dunque dovrebbero comprendere che sono loro i primi a dover aderire ai concerti e non assumere un atteggiamento snob o disinteressato. I musicisti che non seguono i concerti dal vivo hanno ben poco da lamentarsi quando a un proprio concerto assistono 10 persone o il locale non gli corrisponde più di 150 euro perché "non fa cassa". Ciò non scarica di ogni responsabilità il gestore del locale, ma dovrebbe invitare il musicista a una riflessione.

Pubblicato originariamente su Ustation, a cura di Emanuele Brunetto

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