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Di crisi si muore, dicono.

a cura di Alessandro Sambucari
+ tag: interviste


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Intervista a Simone Stopponi del "Magazzino delle idee" di Orvieto.
Di crisi si muore, così dicono.
Sarebbe fin troppo facile, per un pessimista convinto come me, sposare in pieno questa affermazione. Ma non può e non deve essere solo questo. Perché non vederla come un'opportunità per diversificare, creare, crescere o rinascere? Da qui l'idea di verificare sul campo quanto ci sia di reale nella mia domanda (o provocazione, come va di moda dire oggi) e quanto di psichiatrico.

L'intenzione è quella di incontrare e chiedere direttamente ai direttori artistici di locali che mettono la musica live in primo piano. Cercare di capire se in tutta Italia si respira la stessa aria. Conoscere chi e come ha resistito, chi ha avuto il coraggio di nascere e chi l'eroismo folle di resuscitare.

Dietro un vecchio portone di legno nel centro storico di Orvieto, tra divani e poltrone sparsi ovunque, il Magazzino delle Idee ha dato un senso alle serate di tante persone in cerca di ottima musica. Lo ha fatto fino al 31 Dicembre 2011, finchè il proprietario non ha deciso di attuare lo sfratto.

Simone Stopponi, direttore artistico del Magazzino delle Idee ci assicura che la rinascita è possibile.


Alessandro: Facci un breve riassunto di ciò che è stato il Magazzino: chi l'ha fondato, quando e quali erano i vostri obiettivi e le vostre speranze...
Simone: Il "Magazzino delle idee" era una realtà già esistente, l'associazione che lo gestiva usava gli spazi per sporadici eventi culturali e come ufficio.
Nell'estate del 2010, complice una vacanza di gruppo sulle spiagge pugliesi, o forse un'insolazione, abbiamo deciso di rilevarlo salvandolo dalla chiusura, e cominciare con un'attività più serrata centrata sulla musica, passione che accomuna tutti e 7 i "magazzinieri". Al centro di Orvieto mancava da tempo un locale di musica live, soprattutto per quanto riguarda le proposte indipendenti e di produzione originale.
Siamo partiti senza un euro, eccetto qualche piccolo contributo di amici e imprenditori locali, ma ognuno di noi portava un'esperienza in campo artistico (il Dj, il musicista, l'organizzatore di eventi, il grafico, l'appassionato d'arte o di artigianato e anche qualcuno con una buona manualità), considerati i 1200 tesserati in pochi mesi, possiamo dire di averci visto giusto.

A: Immagino non sia semplice la vita per un locale che fa musica live tra le mura di un piccolo centro storico come Orvieto. Quali sono state le difficoltà incontrate da questo punto di vista?
S: Sapevamo di muoverci in un campo minato, ma abbiamo sempre rispettato gli orari e i volumi che il centro storico richiede, proponendo solo concerti semi-acustici.
Sicuramente ha giocato a nostro favore l'estrema tolleranza del vicinato, che ci ha preso in simpatia (spesso nei giorni di chiusura gli spazi sono serviti per feste di bambini e ragazzi che abitano la via).

A: Il Magazzino a fine 2011 ha interrotto la sua attività. Una risposta sincera: avete sottovalutato situazioni preesistenti oppure la vostra nascita (un'eccezione per Orvieto) ha dato il via a dinamiche nuove che vi hanno messo di fronte all'impossibilità di proseguire?
S: Orvieto è stata teatro di una guerra contro il "rumore" senza precedenti: si sono rispolverate leggi vecchie di 90 anni che impedivano qualsiasi espressione musicale dignitosa. Alcuni locali non rispettavano alcuna regola acuendo il problema ed il Magazzino, cresciuto così velocemente, si è trovato nell'occhio del ciclone al momento sbagliato. Poi si è arrivati gradualmente al dibattito tra amministrazione, band ed esercenti e grazie anche a giudizi illuminati, come quello del comandante della Polizia Municipale, ora esistono delle misure un po' più umane per tutti.
Alla fine abbiamo chiuso per il solo motivo che l'affittuario ci ha sfrattato: avere un locale di musica nella propria proprietà era cosa evidentemente non gradita.

A: Col senno di poi, che consiglio che daresti all'Amministrazione comunale, a voi stessi o a chi abbia intenzione di imbarcarsi in un'avventura simile alla vostra?.
S: È chiaro che noi propendiamo per la libertà di ogni manifestazione musicale, a maggior ragione in un territorio chiuso e arido come l'orvietano, ma ribadisco che seguire le regole è l'unica via percorribile. Lo scontro sociale qui non è più auspicabile, per nessuna delle parti in causa.
Certo, nel mondo perfetto, un'attività come la nostra avrebbe trovato spazio in una delle tante strutture fatiscenti e inutilizzate del Comune, che però attualmente preferisce vendere piuttosto che recuperare.
Consiglio per chi apre un locale è quello di puntare sulla qualità: alla lunga paga. È stata una gran soddisfazione per noi guadagnare la fiducia dei nostri utenti, che col tempo ci seguivano anche in proposte musicali sconosciute ai più.


A: Vi ho conosciuti, ho apprezzato le vostre idee ed il vostro entusiasmo e non ho il minimo dubbio che stiate meditando il ritorno. Dopo l'esperienza maturata col Magazzino, quali sono i vostri progetti? Cosa manterrete ed a cosa non darete seguito?
S: Certo che torneremo, anche se a fine stagione ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti "ma chi ce lo fa fare?". Innumerevoli le dimostrazioni di affetto e sincera preoccupazione dei nostri associati, che da gennaio hanno un motivo in meno per uscire il weekend cosa che, converrai, non è positiva.
Abbiamo già individuato un locale idoneo per il magazzino 2.0, un po' più piccolo, ma con la stessa poesia, ed anche stavolta in pieno centro per evitare spostamenti in macchina.
Coi mesi ci siamo resi conto che gli eventi di musica live sono il nostro pane. Ognuno dovrebbe occuparsi di cosa sa fare meglio, noi ad esempio non siamo attrezzati per attività. Rimarranno sicuramente anche mostre e presentazioni di libri, corsi, degustazioni e il frequentato mercatino domenicale dell'usato.

A: Ritieni che le problematiche alle quali siete andati incontro siano le stesse con le quali deve convivere un qualsiasi altro gestore di locale che fa dei live un aspetto fondamentale dell'offerta, oppure credi che il contesto geografico, politico e sociale nel quale si è inseriti faccia la differenza?
S: A quanto vedo in Italia la situazione è pressoché identica anche nelle grandi città, purtroppo però sono soprattutto i piccoli locali a soffrire di più e piccoli centri come Orvieto non hanno un bacino di utenza in grado di supportarli economicamente.
Anche qui in provincia però la vecchia logica delle cover band (e dei gestori che chiamano il tal gruppo perché "porta gente"), si va indebolendo, grazie a un pubblico più attento e smaliziato.

A: In tempo di crisi economica generalizzata e, perché no, crisi cultural-musicale proprio quando la scena indipendente italiana sembra stia avendo una nuova rinascita, da direttore artistico hai percepito diffidenza nel recepire un'offerta musicale come quella del Magazzino (con l'unico obbligo di sottoscrivere una tessera associativa annuale a pochi euro)? E vedendola dall'altra prospettiva, sono diminuite le possibilità di portare i musicisti desiderati oppure la distanza tra cachet richiesti e budget a disposizione è ancora colmabile?
S: Sì, l'altro lato della medaglia è l'avventore che rifiuta di pagare pochi euro per una tessera annuale, per poi spenderne a decine per un drink in discoteca. Ma non rinunceremo all'usanza della tessera, perché fidelizza, ti fa sentire parte del progetto e perché in fondo quel tipo di avventori non li rimpiangiamo neanche. Certo, la conseguente gratuità dei concerti ha limitato un po' le nostre scelte: non possiamo permetterci gruppi sopra le poche centinaia di euro, se non in fortunatissimi "day-off", e ci manteniamo principalmente con il bar. Sarebbe bello ogni tanto, d'accordo coi nostri associati, regalarci un concerto più grande.
Questa difficoltà però affina la ricerca e i piccoli gestori come noi si scoprono anche talent scout. Potrei citarti diverse band sorprendenti che girano l'Italia con cachet da fame, a loro cerchiamo almeno di non far mancare assistenza, sincera cortesia e una cena orvietana memorabile.

A: Esprimi un ultimo desiderio!
S: Un balzo indietro di vent'anni, al '92!
Seriamente, come dicevi, credo si sia toccato il fondo, culturalmente e musicalmente, quindi auspico una rinascita folgorante e ai musicisti, operatori del settore e, perché no, gestori di locali, auguro di poter finalmente vivere di questo bellissimo, complicato, bistrattato, ma pur sempre, lavoro.

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