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È vietato suonare in città

a cura di Fabio Schiavo
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Originariamente pubblicato su Rolling Stone Magazine. Leggete l'articolo completo qui

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Cos'hanno in comune Belluno, Venezia, Trento, Castellamare del Golfo (TP), Vicenza, Salerno, Scanzorosciate (BG), Orvieto e Cervia? E abbiamo scelto dei luoghi a caso.
Una spiccata allergia alla musica. Dal vivo. O almeno così sembra, dando un'occhiata alla legislazione in merito emessa da varie giunte sparse equamente, su e giù per il nostro disastrato Stivale, in questi ultimi tempi. Roba da rimanere a bocca aperta. O meglio, chiusa... E meno male che, secondo un celebre detto, e nell'immaginario degli stranieri siamo un paese, tra le alte cose, di cantanti. Nel mucchio la palma va sicuramente a Trento: i concerti, anzi i "concertini" come sono definiti nell'ordinanza, nel centro storico "saranno consentiti solo entro le ore 22", il gruppo di musicisti "non potrà essere superiore ai quattro elementi" e sono consentite, al massimo "due diffusori sonori liberi" da posizionare "tenendo conto della dislocazione degli edifici limitrofi". Sono, quindi, escluse, bande e orchestre e le autorizzazioni, vanno richieste di volta in volta per ogni evento; non male per la città di Antonio Pedrotti, Daniele Groff e dei Minipolifonici.
Ma non finisce qui. Sempre valido a Venezia, invece, (lo avevamo riportato l'anno scorso) il disciplinare di ciò che è consentito. Nell'elenco è vietato: "il jazz sperimentale, quale il free jazz" (Battiato ne sarebbe stato contento), mentre vanno bene il reggae e il dub, ma "solo in Campo San Luca", come pure va bene l'acid jazz "genere melodico e allegro della cultura nera americana". Spostandosi, sempre in Veneto, a Belluno, la musica nei locali e dal vivo va bene: "Solo fino alle ventiquattro per gli esercizi del centro" mentre per quella di sottofondo, a porte chiuse, diffusa cioè "da radio, tv e stereo, il permesso arriva fino alle ore 2 del mattino".
A Vicenza, se non ci sono livelli particolari per i locali "in zona industriale", esistono limiti precisi di orario da rispettare e nei bar del centro è ammessa solo "la musica da compagnia, quella che cioè non supera il volume della voce umana. A Cervia, il sindaco, per salvaguardare la tranquillità dei cittadini e dei turisti (anche se il titolo dell'ordinanza nr. 0072 dell'11/04/2012 recita "Tutela DELL'inquinamento acustico", il refuso capita a tutti) impone, per gli stabilimenti balneari, impianti "con potenza non superiore ai 20W RMS", praticamente quanto la radio della macchina, la richiesta di deroghe speciali per "esibizioni musicali dal vivo, ad esempio piano-bar e concertini, ecc., nonché la diffusione di musica riprodotta in presenza di disc jockey".
A Orvieto, invece, un Comitato Cittadino anti rumore, ha ottenuto, l'attuazione di misure severe contro "la musica dal vivo nei locali, un veicolo di depravazione sensoriale e ambientale" (BUM!) e, per ora, niente taglio mani e distruzione strumenti per i contravventori. Per chiudere la carrellata, a Castellammare del Golfo, se un locale vuole avere un gruppo che suoni dal vivo deve disporre "di una stanza, isolata acusticamente, abbastanza grande per poter accogliere il numero di persone richiesto", mentre le persone all'esterno dovranno "parlare a voce bassa per non disturbare la vicinanza".
Insomma tra surreali divieti, imposizioni restrittive per esibizioni live, limiti di orari e di volume, sembra quasi che ogni sindaco cerchi mettere la sordina alla musica. Le risposte potrebbero essere altrettanto rumorose... Delle belle pernacchie. In aiuto vengono due esperti, Don Ersilio Miccio, 'O Professore, ovvero Eduardo de Filippo, nel film L'Oro di Napoli e Totò, ne I due Marescialli...

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